Pensieri di luglio
L’estate, che fino a metà giugno sembrava essere simile alle normali estati di quand’ero bambina, almeno qui, nella pianura padana polesana, a fine giugno si è risvegliata e, seppure con un intervallo più mite, ha lasciato spazio al caldo intenso, con l’arrivo delle quale le cicale hanno iniziato a frinire e così il loro frinìo mi accompagna per ore (anche in questo momento, mentre sto scrivendo).
Annotava Giosuè Carducci, nelle sue Risorse di san Miniato al Tedesco: «Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide mattinate; cominciano ad accordare in lirica monotonia le voci argute e squillanti. Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi; poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove, pazze di sole; poi tutto un gran coro che aumenta d’intonazione e di intensità col calore e col luglio, e canta, canta, canta, sui capi, d’attorno, ai piedi dei mietitori. Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere solitudini sul solleone, pare che tutta la pianura canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino… pare che essa la terra dalla perenne gioventù del suo seno espanda in un inno immenso il giubilo de’ suoi sempre nuovi amori co’l sole. A me in quel nirvana di suoni e di splendori avviene e piace di annegare la conscienza di uomo, e confondermi alla gioia della mia madre Terra (…)»
Amo Luglio, perché l’estate è nel pieno della sua espressione e tutta la Natura con lei. Questo caldo, però, è davvero tanto e pesante. I fiori ne risentono molto (ed io con loro). Speriamo arrivi presto qualche temporale a portare refrigerio.
